Stazioni e rendering

di Carlo Santulli

Ho ricevuto proprio oggi in casella da un collega milanese una brochure che enfatizzava come non se ne potesse più della “renderizzazione” dell’architettura: cosa indica in pratica questo, diciamocelo, termine un po’ pesantuccio? Sapete bene quel che vuol dire quando vedete quei progetti moderni, dove invece di dare tanti dettagli tecnici, che sono suggestivi fino ad un certo punto di quale sarà l’aspetto finale, si fanno delle grandi simulazioni tridimensionali (sapete quelle con gli omini che camminano sparsamente, quasi con dispersione gaussiana, come in realtà nessuno cammina, perché, dati i rapporti tra di noi e le necessità della vita, si tende a stare ammassati piuttosto che con distribuzione uniforme): parlando di edifici ferroviari, ho visto per esempio dei render molto riusciti a Roma Tiburtina, a Bologna Centrale e a Salerno, tutte stazioni interessate a rinnovamenti profondi per via della realizzazione della rete dell’Alta Velocità.
La cosa bella dei render è, oltre al fatto di rappresentare gli omini, anche quella di avere altri elementi che non mancano mai: tanto verde e/o immense superfici vetrate e tanti volumi a sbalzo, di quelli che piacciono molto all’urbanista densificatore, sicché un palazzo di dieci piani con lo sbalzo dà un effetto paragonabile a quello di sei senza sbalzo, perché psicologicamente lo si vede più “mosso”. E’ vero che la qualità dell’architettura e dell’ambiente circostante ha influenza sulla nostra percezione delle dimensioni: parlando di Napoli, una cosa sono dieci piani di un palazzo grigio a Corso Lucci, strada, seppur abbastanza larga per gli standard napoletani, vicina alla Stazione Centrale e quindi ragionevolmente caotica, ed una sono dieci piani di un albergo superterrazzato a via Partenope fronte mare. Proprio per questo, i render non dicono granché di quel che vedremo, una volta che la stazione, o il centro direzionale, o la piazza ristrutturata sarà terminata, proprio perché i luoghi urbanistici, da subito, prendono il carattere dell’ambiente che hanno intorno, tanto è vero che non adeguarsi a questo può costare caro.
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