Hitler era innocente

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Voglio segnalarvi un libro dal titolo provocatorio, Hitler era innocente, di Aldo Moscatelli, edito da un piccolo ma coraggioso editore, I Sognatori.

Il titolo, dicevo, è di certo audace, e potrebbe ingenerare iniziali reazioni di ostilità, a chi si limitasse a un approccio distratto, “da visita al mediastore.” In realtà, quell’enunciato contiene una serie di sottesi tutti da scoprire, in un gioco di rimandi (filosofici, letterari, psicologici e teologici) legati alla volontà di comprendere e spiegare in qualche modo le ragioni della Shoa, e le motivazioni più profonde connesse alla brutalità nazifascista.

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L’esito incerto delle nostre azioni

360753-sociolog-zygmunt-baumannScrive Zygmunt Bauman su D:

Come possiamo agire senza il terrore di sbagliare, senza temere l’inefficacia che ogni protesta, ultimamente, comporta? La mia risposta è che purtroppo non possiamo. Non possiamo, prima ancora di agire, avere la certezza che non commetteremo degli errori, né essere preventivamente sicuri che a fine giornata ci saremo dimostrati all’altezza dei compiti. E questo non vale solo per le proteste: le ricette garantite per stabilire con la massima infallibilità quale comportamento seguire sono poche, se non inesistenti. E più le nostre azioni sono importanti, per noi e per gli altri, più il loro esito è incerto (o meglio, impossibile da prevedere). Le scelte che la vita ci presenta non sono corredate da istruzioni specifiche cui è sufficiente attenersi punto per punto. Vivere significa assumersi dei rischi. O, per usare un detto inglese, significa “essere ostaggi del fato”. La vita può solo essere dura e spaventevole? Già, proprio così. Ma non ne abbiamo altre da vivere. Come suggeriva Michael Foucault, siamo noi a definire la traiettoria della nostra esistenza, e così facendo creiamo, al tempo stesso, noi stessi, come un artista crea un’opera d’arte.

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