Internet e i suoi rischi

di Carlo Santulli

Non leggo spesso il Venerdì di Repubblica. Non lo leggo spesso, perché non compro i giornali, come tanti: e non lo faccio perché quel che mi serve sapere lo trovo su Internet, magari sul sito di quello stesso giornale che avrei potuto comprare. Quindi lo leggo solo se lo trovo da qualche parte, o se lo compra qualche amico o familiare. Lo so lo so, che il grado di approfondimento del giornale cartaceo è differente, che qualche volta c’è qualche grossa firma che scrive con ben altra larghezza e completezza sul cartaceo che sul virtuale. Ma continuo a non comprare. Non perché i giornali siano cari: è che, per dirla semplicemente, ho altre priorità.

Così, è solo qualche tempo fa che mi sono imbattuto in un Venerdì di Repubblica dell’otto maggio scorso, che ho sfogliato qua e là: penso a volte (forse è un’idea un po’ malata, non so) che sapere come certe cose sono andate a finire aiuti la lettura, in certo senso rilassi: per esempio, leggere dei timori (o terrori?) per l’aviaria o per il contagio della mucca pazza agli umani, sapendo che poi la bolla si è più o meno sgonfiata, aiuta a prendere le distanze, a cambiare prospettiva. Certo, dovendo risalire nel tempo, è indubbiamente più interessante o storica una Domenica del Corriere del ’69 o giù di lì (non lo dico a caso: ricordo un’immagine che da bimbo mi terrorizzava, con la faccia tumefatta del milanista Combin dopo la battaglia, più che partita, con l’Estudiantes per la Coppa Intercontinentale) piuttosto che una di tre mesi fa: ma anche un Venerdì di Repubblica vecchio di qualche mese dice qualcosa.

Qui la copertina non terrorizza, sembra tranquilla, ma solo in apparenza, piuttosto si sofferma sui giovani che usano Internet, quello che fanno e quello che rischiano. A questo punto la data diventa importante, anzi fondamentale, siamo a maggio del 2009 e non del 1999… ma, come direbbero gli anglosassoni, here we go again. Parliamo di Internet e i suoi rischi (paura…).

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