Perché scrivere?

978880623854higNei giorni scorsi ho letto e recensito per il blog magazine Graphomania, un volume molto interessante, Perché scrivere, del compianto Philip Roth.

Il libro contiene testi rigorosamente “non fiction” per un totale di 37 saggi, interviste e discorsi dell’autore. Benché non si tratti di materiali del tutto inediti, la rilevanza degli stessi è notevole. Non solo per chi, come il sottoscritto, apprezza l’opera del grande scrittore recentemente scomparso, ma anche per chi s’interessi in generale di scrittura e letteratura.

Colpiscono tra l’altro le interviste realizzate da PR ad alcuni illustri colleghi, che danno la misura dell’uomo, oltre che dell’intellettuale: generoso, appassionato, non geloso del lavoro altrui (caratteristica quest’ultima, ahimè poco diffusa in ambito letterario).

Insomma, leggere questa raccolta di scritti, risalenti a vari periodi storici, è un po’ come curiosare nella valigetta degli attrezzi di un gigante della letteratura moderna, punto di riferimento ineludibile per tutti noi.

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Addio a Philip Roth

philiprothrivelato-1024x538E così, mentre gli illustrissimi membri dell’Accademia di Svezia sono alle prese con scandali più o meno beceri e imbarazzanti – com’è noto, quest’anno il Nobel per la Letteratura è ignominiosamente saltato – dopo aver assegnato in passato il premio a personaggi a dir poco discutibili, il grande Philip Roth ci lascia.

Dopo la scomparsa di Saul Bellow, Norman Mailer e, proprio pochi giorni fa, anche di Tom Wolfe, il mondo della cultura sembra aver perso le sue voci più autorevoli.

Col cuore davvero affranto, ho abbozzato un breve ricordo di Roth qui.

Il Lamento di Portnoy alla maniera di Luca Marinelli

Di recente ho letto – anzi ascoltato la versione in audiolibro realizzata da emons con la lettura del bravo e sempre più lanciato Luca Marinelli – il celebre, famigerato Lamento di Portnoy.

Libro folle, sorta di monologo pseudo psicanalitico dissacrante e comico, regalò al suo autore Philip Roth fama e successo commerciale, ma scatenò anche polemiche a non finire.

Ne parlo più diffusamente sul blog magazine Graphomania.

 

Stranezze da… Nobel!

C’è chi mi rimprovera bonariamente una scarsa varietà nei miei post, nel senso, che, gira che ti rigira, tendo a dedicarmi sempre agli stessi argomenti: la scrittura, i libri, la musica, i nuovi media.

Ebbene sì, lo ammetto, le accuse sono più che fondate, come… comprovato ad esempio dalla riflessione sull’andamento – ma dovrei dire andazzo – del Premio Nobel per la letteratura scritta di recente per il blog-magazine GraphoMania.

Philip Roth e l’insularità della cultura USA

Di recente è divampata una polemica, soprattutto negli USA, sulla presunta insularità della cultura americana.

Philip Roth, intervistato da Repubblica, commenta così la querelle:

È una polemica talmente ridicola che non riesco neanche a capirla. Io ritengo che la letteratura americana, dal dopoguerra ad oggi, sia stata la più importante del mondo, con autori come Faulkner, Hemingway e Bellow. E anche ai nostri giorni abbiamo scrittori di prim’ordine come Don DeLillo, E. L. Doctorow, Cynthia Ozick, Joyce Carol Oates e Toni Morrison. Mi sento in compagnia di colleghi eccellenti.