Recuperiamo un’opera: “Maruzza” di Pietro Floridia

di Carlo Santulli

Ci sono libri che sembrano introvabili, poi si cerca più a fondo, tra biblioteche o bancarelle dell’usato, oppure in siti Internet, come www.AbeBooks.it per esempio, e magari ne rimane una copia…Non crediate che solo libri antichissimi e forse illeggibili siano “quasi” spariti (provate a cercare un romanzo d’avventura italiano degli anni ’20, un libro di Renzo Chiosso o di Guido Milanesi o anche di autori per ragazzi notissimi all’epoca, come Salvator Gotta o Collodi Nipote, alias Paolo Lorenzini). Ripubblicare non conviene a nessuno, perché oggi si va per mode, i costi sono alti e così via: forse il print-on-demand può risolvere qualche problema di ristampe, ma quello che serve è la conoscenza, il ricordo, sapere che quel certo libro esiste, e varrebbe la pena di leggerlo, perché può comunicarci ancora qualcosa. Ed è brutto che non sia più facile reperire certi libri, perché, non so come dirlo, ma è come se il mondo si restringesse, in certo senso.

Nel caso dell’opera lirica, la situazione è molto più problematica, per i costi coinvolti. Non c’è una sorta di “print on demand” in questo caso, l’opera va rappresentata, o almeno eseguita in studio di registrazione. Certo, si possono incidere soltanto dei pezzi staccati, ma, come ogni appassionato sa, l’ascolto delle opere come se fossero una “collana di canzoni”, lascia sempre qualcosa di incerto, di insoddisfacente, non permette di cogliere quei nessi interni e quei riferimenti, musicali e letterari, che s’inseguono da una parte all’altra della composizione. Questo è vieppiù vero quando si parla di opera medio e tardo-ottocentesca, dove ogni parte diviene insostituibile e non è più possibile per un cantante riprendere un proprio “cavallo di battaglia” da un’altra opera, come per esempio cantare la scena sulla tomba di Giulietta dall’opera di Nicola Vaccaj incastonandola nei “Capuleti e Montecchi“ di Vincenzo Bellini.

Insomma, servono soldi, per un prodotto di “nicchia”, ma per fortuna gli appassionati non si arrendono: parlando di opere ottocentesche, negli ultimi anni sono per esempio tornate alla luce,  venendo finalmente rappresentate e registrate, “Ruy Blas” e “Giulietta e Romeo” di Filippo Marchetti, “Salvator Rosa” di Carlos Antonio Gomes, “Don Bucefalo” di Antonio Cagnoni… e alcune altre. Questo contribuisce alla nostra conoscenza di un periodo storico e musicale (oltre che deliziarci, in molti casi, perché erano successi dell’epoca, ed il cuore del pubblico è, in fondo, sempre lo stesso) ed allarga, come dicevo al principio, il nostro mondo, il che è sempre positivo.

Uno dei benemeriti artefici di questa rinascita è il maestro Silvano Frontalini, che vanta una lunga serie di incisioni di musica operistica dimenticata, specie in collaborazione con l’editore bolognese  Bongiovanni. Una delle più recenti incisioni di Frontalini è il “Chatterton” di Ruggero Leoncavallo, opera che l’autore di “Pagliacci” aveva scritto prima del suo maggior successo, lasciandola poi, più o meno, in un cassetto (la storia è più complicata di così, ma sto dando dei cenni): un’aria di “Chatterton” è piuttosto nota tra gli appassionati “Tu sola a me rimani o poesia”, ma per il resto mancava finora un’incisione completa su disco.

Andrea Franco, che conosco dai primi tempi di Progetto Babele, specie per un bel saggio sulla “Turandot”, ha recensito l’incisione di “Chatterton”, da persona sincera e di cuore, evidenziando pregi ed inevitabili piccole pecche (ricordiamo, prima incisione su budget modesto), ed è venuto a contatto col direttore (piccoli miracoli di Internet). Il maestro Frontalini ha rilanciato, per così dire: ora vorrebbe riportare alla luce un altro dramma di fine ottocento, “Maruzza” di Pietro Floridia, musicista siciliano, esattamente di Modica, rappresentata per la prima volta nel 1894, tra grandi elogi (alcuni recensori dell’epoca giungevano a preferirla alla celeberrima “Cavalleria Rusticana” di Pietro Mascagni…). Andrea (a proposito di cuore…) si è offerto entusiasticamente di aiutare: mi sembra una causa giusta e doverosa per la cultura musicale. Per maggiori informazioni, potete rivolgervi direttamente al blog di Andrea Franco (ottima scusa per farci un giro, se vi interessa l’opera lirica).

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