L’orrore di Abu Ghraib nelle “Memorie a perdere” di Luigi Milani

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Da l’inkontro.info:

I media australiani hanno di recente diffuso nuovo materiale fotografico relativo alle inumane detenzioni dei detenuti iracheni nel carcere lager di Abu Ghraib. Si tratta in realtà di una documentazione che poco aggiunge al già angosciante campionario di atrocità cui militari americani irresponsabili e criminali sottoposero prigionieri inermi, martirizzandoli secondo modalità e procedure autorizzate, se non apertamente auspicate, dall’allora presidente USA George Bush e dal suo vice Dick Cheney. […]

[…] Ed è appunto nella prigione di Abu Ghraib che è ambientato l’omonimo racconto di Luigi Milani, autore di una raccolta di storie intitolata “Memorie a perdere – Racconti di ordinaria allucinazione”, in uscita in questi giorni per i tipi delle Edizioni Akkuaria. L’autore, giornalista freelance con all’attivo collaborazioni con PeaceReporter, PeaceLink e Osservatorio sui Balcani, ha raccolto nel volume storie che spaziano dalla denuncia politica – la già citata Abu Ghraib, ad esempio – al grottesco, come nel caso di “Real TV”, che ipotizza i possibili esiti estremi di certa televisione spazzatura, al sociale, come in “Senza Freni”, angosciante spaccato di alienazione giovanile.

Il booktrailer del libro


Regrets? I have a few

“Regrets? I have a few.”

Questo il titolo – splendida citazione da “My Way“, immortale cavallo di battaglia di Frank Sinatra – di un articolo apparso oggi su Times OnLine. Si parla di George W. Bush, e del suo rammarico per aver spesso usato espressioni troppo forti nei confronti di quelli che il Presidente USA considera nemici del suo Paese, e in generale per certi suoi atteggiamenti guerrafondai:

“I think that in retrospect I could have used a different tone, a different rhetoric.”

Vorrebbe essere invece ricordato come un uomo di pace. Credo che sarà molto difficile che lasci tale ricordo nella nostra memoria.

Anche sulla mancata ratifica americana del Protocollo di Kyoto, un diniego che ha suscitato vasta riprovazione in quella parte della popolazione mondiale attenta all’ambiente, ha detto, sottolineando comunque che anche India e Cina dovranno fare la loro parte:

“[…] There was now a recognition that that richer countries needed to “transfer out of the hydrocarbon economy”.

L’intervista completa, © Times OnLine