Il mondo che crea le star, il mondo che le distrugge

Il giornale on line Sulla notizia recensendo il libro Nessun Futuro, scrive:

Un romanzo graffiante, cupo a volte, una discesa nel mondo dorato, ancorchè spietato, del mondo dell’arte in generale e della musica rock nel caso di Nessun Futuro. Un periplo nei meandri dei misteri intorno alle false morti delle tante rockstar, peraltro misteriosamente morte tutte a 27 anni, che porterà il lettore a confrontarsi con la ferale spietatezza dei mass media e del mondo dello show business. Il mondo che crea le star, il mondo che le distrugge. Un romanzo che è un po’ il grido di una generazione che non ci sta a non avere “Nessun Futuro”.

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Gli scoraggiati

Il politichese non muore mai, specie quando tenta di rappresentare concetti legati al mondo dell’economia e del lavoro. Da qualche tempo – l’avrete notato – accanto alle tradizionali categorie dei disoccupati e dei cassaintegrati ha fatto la sua comparsa infatti un nuovo, non meno svantaggiato, gruppo: quello dei cosiddetti scoraggiati.

Di chi si tratta? Di quei soggetti che, pur senza lavoro, hanno rinunciato, per motivi anagrafici o… ambientali, a cercare un’occupazione, rassegnati a rimanere esclusi a oltranza dal mercato, sempre più asfittico e traballante, del lavoro. Eufemismi a parte però, forse sarebbe più realistico e soprattutto corretto chiamarli col loro nome: disperati.

USA: vendite dei giornali a picco

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Le vendite dei giornali in America accusano un’ulteriore, seria flessione, come segnala lo stesso New York Times:

Newspaper sales moved sharply lower this year, falling about 10 percent in the six months ended Sept. 30 compared with the same period last year, according to figures released on Monday by the Audit Bureau of Circulations.

Circulation has been sliding since the early 1990s, but in the last few years, the pace of the decline has accelerated sharply. In the same six-month period a year ago, circulation fell at roughly half the rate. The decline has been attributed to the continued migration of readers to the Web, the deep recession, newspapers intentionally shedding unprofitable circulation and, in some cases, waning reader interest as budget cuts reduce the content of the papers.

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DETROIT – Terremoti a catena nel mondo dell’auto: Rick Wagoner, presidente e amministratore delegato della General Motors, si è dimesso dopo le critiche del presidente Obama; in Francia è stato estromesso Christian Streiff, presidente del comitato di sorveglianza di Peugeot-Citroen; e il governo Usa ha fatto sapere che, se entro trenta giorni non sarà raggiunto un accordo con la Fiat, la Chrysler sarà lasciata fallire.

(Corriere della Sera)

Behind the Curve

Paul Krugman sul N.Y.T. avanza seri dubbi sulle recenti mosse in campo economico del presidente Obama:

The Obama administration’s economic policy is already falling behind the curve, and there’s a real, growing danger that it will never catch up.

E non è l’unico, anche se, almeno negli USA, l’approccio sembra ben più concreto e realistico che da noi…

Il futuro dell’informazione on line è a pagamento?

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In tutto il mondo le principali testate giornalistiche accusano gravi emorragie di lettori e bilanci in profondo rosso. La bancarotta, per molti giornali è dietro l’angolo.
I motivi sono molteplici: lo strapotere del Web, il bombardamento delle news televisive, la crescente disaffezione del pubblico verso l’informazione stampata, la recessione planetaria.

L’ultima vittima in ordine di tempo, The Rocky Mountain News (Colorado), storico quotidiano  americano fondato nel 1859, ha cessato le pubblicazioni alla fine di febbraio. Il giornale aveva accumulato, solo nel corso dell’ultimo anno, perdite colossali, e, in mancanza di acquirenti, è stato chiuso dalla proprietà.

Lo stesso New York Times ha ipotecato la prestigiosa sede newyorchese, progettata da Renzo Piano, di recente inaugurata, per far fronte a una situazione economica pesantissima.

E allora, ci informa Vittorio Zambardino su Affari & Finanza (Repubblica):

La scommessa del web è far pagare le notizie: È l’economia di guerra dei giornali: non far più conto sulla sola pubblicità, tornare a farsi pagare non più solo per quello che esce su carta, ma per tutto ciò che appare sul web o viaggia fino a un telefono smart o un lettore ereader. Trasformare il lettore in cliente. Non si discute di altro nei giornali: l’epicentro è negli Usa, dove la crisi dell’editoria è la più drammatica di tutte. Inutile però nasconderlo: il buzz, le voci insistenti, i memo, le pressioni si moltiplicano dovunque vi sia una crisi, cioè ovunque nel mondo.

Ho la netta sensazione, anche a non voler indossare le lugubri vesti della solita Cassandra, che il rimedio ipotizzato sia di gran lunga peggiore del male…