Addio a Chuck Berry, demiurgo del rock

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È scomparso ieri, alla veneranda età di 90 anni, Chuck Berry. Il suo nome forse non dirà molto alle nuove generazioni, ma non è esagerato affermare che senza la sua musica non esisterebbe il rock.

Il il rock’n roll e il blues come li conosciamo oggi sono in un certo senso nati con lui, oltre che naturalmente con la sensualità e l’energia del primo Elvis Presley. E gruppi come i Rolling Stones di Keith Richards, i Beatles (leggi cosa dice Paul Mccartney in proposito), i Beach Boys e i Doors hanno tutti attinto a piene mani al sound inconfondibile della chitarra di Chuck.

Di Chuck Berry, vero e proprio prototipo della figura della rockstar dalla vita tormentata ma anche, sia pure a fasi alterne, di grandissimo successo, John Lennon aveva detto:

Se volete chiamare il rock in un altro modo chiamatelo Chuck Berry.

Addio, Chuck: continua a suonare i tuoi magici riff lassù, magari assieme al tuo fedele discepolo John.

Quello che potete vedere qui sotto è un raro video che mostra proprio Chuck Berry e John Lennon assieme, in una versione atipica della celeberrima Johny B Good.

last update 25-03-2017

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La notte che uccisi Jim Morrison: un ringraziamento

La notte che uccisi Jim MorrisonQuesto ringraziamento è per voi, amici lettori, che continuate a manifestare il vostro prezioso apprezzamento per questo mio romanzo breve, uscito qualche tempo fa, La notte che uccisi Jim Morrison.

L’editore, Dunwich Edizioni, mi comunica infatti che il libro – disponibile sia in eBook che nel tradizionale formato cartaceo – continua a difendersi bene quanto a vendite. Il che non è poco, di questi tempi…

Approfitto dell’occasione per ringraziare anche Mauro Saracino di Dunwich Edizioni, per aver creduto da subito nel progetto legato alla mitica figura dell’indimenticabile leader dei Doors.

Black Sabbath, un addio

Sabato 4 febbraio i Black Sabbath si sono esibiti in quello che è stato purtroppo l’ultimo concerto del The End Tour – partito negli USA a gennaio 2016 – a Birmingham, dove è nato il gruppo quasi cinquant’anni fa, nel lontano 1968.

Il loro ultimo, ottimo album è stato 13: a suo tempo naturalmente me ne occupai, sulle pagine di Graphomania.

A questo link la recensione:

http://blog.graphe.it/musica/13-il-ritorno-dei-black-sabbath

Addio a Giusto Pio

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Giusto Pio e Franco Battiato nei primi anni ’80

Ieri, all’età di novantuno anni, è scomparso Giusto Pio. Violinista di grandissima abilità tecnica, arrangiatore e compositore tra i più raffinati, colto ma mai noioso, ha legato indissolubilmente il suo nome a quello, più noto al grande pubblico, di Franco Battiato.

È proprio alla collaborazione con Giusto Pio che Battiato deve in gran parte il successo tanto a lungo inseguito fin dalla fine degli anni ’60 e raggiunto solo agli inizi degli anni ’80 con La voce del padrone, album fortunatissimo – vendette oltre un milione di copie, una cifra impensabile per lo scricchiolante mondo discografico di oggi, e non solo per gli artisti di casa nostra – del 1981.

Ma l’impronta di Giusto Pio, quel suono inconfondibile di violino suonato come una sorta di Joe Satriani del violino, è ben presente e direi quasi dominante già nei 2 album precedenti di Battiato, L’era del cinghiale bianco del 1979 e Patriots dell’anno seguente.

Assieme alla chitarra strepitosa di Alberto Radius (ex Formula Tre) e alle splendire tastiere di Filippo Destrieri il nuovo sound di Battiato – popolare ma allo stesso tempo sofisticato – Giusto Pio riuscì a traghettare Battiato dal progressive e dalla musica elettronica alla Stockhausen al mondo delle radio e dei juke-box.

La collaborazione con Battiato si protrarrà sino ai primi anni ’90: Giusto Pio arrangerà, dirigerà l’orchestra, farà cantare il suo violino e sarà insomma una presenza fondamentale nella musica di Battiato.

E infatti la sua mancanza, negli anni seguenti, si avvertirà, lasciatemelo dire.

Paul Simon, quando l’età non conta

Paul Simon – sì, proprio lui, l’altra metà del celeberrimo duo Simon & Garfunkel – ha pubblicato un nuovo disco. Stranger to Stranger, questo il titolo dell’album, è un lavoro splendido, all’insegna della sperimentazione sonora, ma anche del divertimento e della passione, profusi a piene mani dall’artista che si accinge a compiere la bellezza di settantacinque anni.

Ce ne fossero, di “giovani vecchi” come lui, in questi tempi di musica finta e di pseudo artisti allevati in batteria nei vari, inguardabili (e oltretutto inutili anche per l’asfittica industria discografica) “talent show”.

Potete leggere la recensione di Stranger to Stranger qui, sul blog magazine Graphomania.