William Killed the Radio Star: i cliché rovesciati di Pietro Gandolfi

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Pietro Gandolfi.

Tenete bene a mente questo nome, perché sono certo che sentiremo ancora parlare di lui. Poco più che trentenne, è approdato solo da poco nel territorio, infido e pericoloso come pochi, della cosiddetta narrativa di genere. Lo sappiamo, molti lettori di casa nostra hanno la poco simpatica tendenza a orientarsi più sulle produzioni straniere, che non sui talenti nostrani. E sì che ne sono, dai maestri riconosciuti quali Danilo Arona, Valerio Evangelisti o Gianfranco Manfredi, alle leve più giovani, quei nomi cioè che editori coraggiosi come Dunwich o Nero Press o nel recente passato la, ahinoi, defunta Edizioni XII, tentano o hanno tentato di far conoscere al pubblico.

A dispetto della scarsa attenzione quasi sempre mostrata dalla critica sonnacchiosa dei media ufficiali, c’è tutta una nuova leva di autori ben equipaggiati e soprattutto motivati a percorrere il duro cammino dell’editoria. Di certo hanno molte frecce al proprio arco e prima o poi le scoccheranno senza mancare il bersaglio, vedrete.

È tutta colpa della solita esterofilia, vizio antico del Bel Paese, non limitato peraltro al campo letterario, osserverà giustamente qualcuno, se i nostri autori non sempre ottengono il successo che pure meriterebbero.

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La pubblicità postuma di Mike Bongiorno

Sì, è vero, la famiglia di Mike Bongiorno ha autorizzato, non senza suscitare aspre polemiche, compresa la stizzita presa di posizione di Fiorello, partner storico di Bongiorno negli spot tv degli ultimi anni, la messa in onda degli spot già girati dall’anziano conduttore, ma fa comunque una certa impressione guardare questi filmati pubblicitari che sembrano letteralmente giungere dall’aldilà… Stephen King non avrebbe saputo fare di meglio.