The Doors: The Soft Parade

DoorsDi recente è uscita la nuova edizione, quella del cinquantennale, dell’album The Soft Parade dei Doors.

Il disco, il quarto prodotto dal mitico gruppo, uscito nel luglio del 1969, nonostante abbia riscosso all’epoca un buon successo – conteneva tra l’altro la celebre hit Touch Me – non è annoverato tra i più riusciti della band.

Né del resto, come sapete, nutro anch’io grande simpatia per questo genere di operazioni: la continua ripubblicazione, col pretesto delle successive rimasterizzazioni, di dischi vecchi.

Eppure stavolta l’operazione non è priva d’interesse: oltre a un nuovo missaggio che evidenzia la voce del grande Jim Morrison, è possibile ascoltare i brani nella versione “Doors only”, ossia privati dei bizzarri arrangiamenti per archi e ottone (!) che conferivano un’aria un po’ surreale al disco.

Per toccare con mano, ascoltate ad esempio proprio la nuova versione di Touch me. Rispetto a quella che abbiamo ascoltato per anni è davvero tutta un’altra cosa: al posto dei fiati e degli archi, francamente un po’ pacchiani, risuonano le tastiere cesellanti di Ray Manzarek e un nuovo assolo del chitarrista Robby Krieger. Il risultato finale è che finalmente si riascoltano i “veri” Doors!

Let it be nakedjpg

Un’analoga operazione, forse lo ricorderete, fu compiuta anni fa da “Sir” Paul McCartney quando si occupò della pubblicazione dello storico album Let it Be, scarnificato all’originaria purezza sonora, senza gli arrangiamenti, a volte ridondanti del pur geniale Phil Spector. Il risultato fu Let it be… Naked, che  in quel caso aggiunse in effetti molto all’opera originale.

Si può discutere sulla necessità e sulla correttezza di fondo di tali operazioni, ma almeno in questi due casi le ritengo valide. Oltretutto, la mia passione per il Re Lucertola è tale da non consentirmi di ignorare le notizie che lo riguardano…

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Le rockstar non muoiono mai

Lanottecheuccisijimmorrison.jpgC’è chi dice che in un certo senso le rockstar non muoiono mai davvero, perchè le note delle loro canzoni continuano a risuonare a oltranza sui nostri smartphone, sui lettori CD, sui giradischi (ora che stanno tornando, pare, di moda), sul solito YouTube.

È anche per questo che tendiamo a considerare questi artisti ancora vivi. Per sempre.

Se si considera poi che molti – anzi forse la maggior parte – personaggi celebri sono scomparsi in circostanze poco chiare, se non addirittura misteriose, si comprende bene come nascano e si perpetuino le tante leggende metropolitane che vorrebbero i nostri beniamini vivi e vegeti, magari in un’isola celata agli occhi di noi comuni mortali…

Non dovrei dunque stupirmi – piacevolmente, s’intende – del fatto che un mio romanzo breve uscito qualche anno fa, La notte che uccisi Jim Morrison, sia divenuto nel suo piccolo una sorta di long seller.

È quanto mi ha comunicato giorni fa l’amico Mauro Saracino, patron di Dunwich Edizioni, che non mi stancherò mai di ringraziare per l’entusiasmo e la fiducia profusi all’epoca nel mio insano racconto.

Nè d’altro canto posso esimermi dal ringraziare gli amici lettori per il gradimento che continuano a tributare a questo piccolo libro.

Addio a Chuck Berry, demiurgo del rock

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È scomparso ieri, alla veneranda età di 90 anni, Chuck Berry. Il suo nome forse non dirà molto alle nuove generazioni, ma non è esagerato affermare che senza la sua musica non esisterebbe il rock.

Il il rock’n roll e il blues come li conosciamo oggi sono in un certo senso nati con lui, oltre che naturalmente con la sensualità e l’energia del primo Elvis Presley. E gruppi come i Rolling Stones di Keith Richards, i Beatles (leggi cosa dice Paul Mccartney in proposito), i Beach Boys e i Doors hanno tutti attinto a piene mani al sound inconfondibile della chitarra di Chuck.

Di Chuck Berry, vero e proprio prototipo della figura della rockstar dalla vita tormentata ma anche, sia pure a fasi alterne, di grandissimo successo, John Lennon aveva detto:

Se volete chiamare il rock in un altro modo chiamatelo Chuck Berry.

Addio, Chuck: continua a suonare i tuoi magici riff lassù, magari assieme al tuo fedele discepolo John.

Quello che potete vedere qui sotto è un raro video che mostra proprio Chuck Berry e John Lennon assieme, in una versione atipica della celeberrima Johny B Good.

last update 25-03-2017

Morte a 666 giri

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Con riferimento alla spettacolare proposta editoriale di Dunwich Edizioni, casa editrice piccola per dimensioni ma non per qualità, voglio segnalare una collana in particolare, Morte a 666 giri.

I titoli che ne fanno parte hanno tutti a che fare con un argomento a mio avviso particolarmente attraente, e che non a caso ho spesso frequentato nel corso degli anni: musica e horror. Con quali risultati lo lascio giudicare dagli amici lettori, come sempre…

A seguire trovate l’elenco delle opere (e perdonatemi la parziale autoreferenzialità, visto che nella lista figurano 2 miei testi):

La notte che uccisi Jim Morrison: un ringraziamento

La notte che uccisi Jim MorrisonQuesto ringraziamento è per voi, amici lettori, che continuate a manifestare il vostro prezioso apprezzamento per questo mio romanzo breve, uscito qualche tempo fa, La notte che uccisi Jim Morrison.

L’editore, Dunwich Edizioni, mi comunica infatti che il libro – disponibile sia in eBook che nel tradizionale formato cartaceo – continua a difendersi bene quanto a vendite. Il che non è poco, di questi tempi…

Approfitto dell’occasione per ringraziare anche Mauro Saracino di Dunwich Edizioni, per aver creduto da subito nel progetto legato alla mitica figura dell’indimenticabile leader dei Doors.